Vino

Quando i prodigi che è in grado di compiere la natura incontrano le sapienti mani dell’uomo, ecco che allora possono prendere forma dei veri e propri “miracoli” dal punto di vista organolettico. Cos’altro è, in fondo, il vino se non una sapiente mistura di ingegno umano e di prodotti che vengono dalla terra?

E’ sicuramente un caposaldo in cui è racchiusa tutta la tradizione, storica e culturale, delle civiltà mediterranee al punto che, da secoli, il vino non viene utilizzato solo come una semplice bevanda. Nato forse per dare soddisfazione a dei bisogni puramente fisiologici, oggi il vino riveste il ruolo di sostenitore dello spirito umano.

vino

Non a caso, infatti, il vino nelle sue infinite varianti accompagna quasi tutti i momenti importanti della nostra vita ed è utilizzato in un’infinità di preparazioni culinarie. Sgombro da ogni connotazione di tipo romantico, invece, il vino non è altro che una bevanda alcolica che si ottiene, in maniera esclusiva, dalla fermentazione dell’uva.

E’ un prodotto, dunque, di un processo che viene definito fermentazione alcolica. Questa complessa trasformazione di un frutto in una bevanda, può avvenire sia in presenza delle bucce (la vinaccia) che in assenza. Da sottolineare, comunque, che i maggiori “responsabili” della fermentazione sono proprio dei lieviti che si trovano sulla buccia degli acini. Sono delle reazioni chimiche, infatti, a trasformare quello che all’origine non è altro che un liquido zuccherino, in un liquido alcolico da tutti conosciuto con il nome di vino.

Un calice di vino, rosso o bianco che sia, racchiude al suo interno millenni di storia dell’umanità. La parola vino trae la sua origine dalla lingua sanscrita “vena” (amare). Ciò testimonia il fatto che si tratta di una bevanda dalle origini molto antiche, che si perdono nella notte dei tempi. Risalgono, infatti, a qualcosa come due milioni di anni fa, dei reperti fossili ritrovati dalle parti della cittadina di Montevarchi (Arezzo) che già testimoniano la presenza in zona dei tralci della vite.

Storia del vino

La tesi più accreditata, sostiene che già gli uomini del neolitico avessero avuto modo di conoscere il vino grazie a una piccola dimenticanza: alcuni acini di uva riposti all’interno di particolari contenitori che, col tempo, hanno fermentato. Sempre rimanendo nell’ambito scientifico, pare ormai certo che la produzione su larga scala risalga al 3mila avanti Cristo, qualcosa come 5mila anni fa.

Tra le prime popolazioni a lasciare traccia della presenza del vino nell’uso quotidiano, si annoverano gli antichi Egizi. Diversi geroglifici ritrovati nelle loro sepolture, infatti, parlano della vite sia come pianta ornamentale, sia come produttrice di uva da cui ricavare il vino. La tecnica di produzione era, però, piuttosto grossolana: il mosto veniva fatto bollire e poi riposto in appositi contenitori dal tappo forato per permettere all’anidride carbonica di fuoriuscire. A diffondere una sorta di cultura del vino furono, invece, i Greci. A loro, infatti, va il merito di aver iniziato lo studio sui diversi tipi di vitigno e sulle tecniche di vinificazione da utilizzare. Non va poi dimenticato, inoltre, che furono proprio i Greci a istituire delle feste per così dire “a tema” come il culto del Dio Dioniso.

Tra le caratteristiche del vino consumato all’epoca, c’erano sicuramente una grande dolcezza e un elevato tasso alcolico. Per modificare il gusto a seconda delle diverse esigenze, era consuetudine “allungarlo” con acqua di mare o con del miele. Solo con l’avvento dell’Impero Romano, comunque, si inizia ad avere una diffusione capillare nella consumazione del vino che, da prodotto essenzialmente elitario, diviene un compagno quotidiano.

Crescono i terreni coltivati a vite e, di conseguenza, aumentano anche i consumi. Alla base c’è anche il fiuto per gli affari dei Romani, che comprendono facilmente come il commercio del vino possa rappresentare un’ottima fonte di guadagno. A loro va anche il merito di aver introdotto, per la prima volta, il concetto di “micro zona”, un territorio che in virtù delle proprie caratteristiche fisiche e climatiche, è capace di assicurare la produzione di un vino di buona qualità.

Negli anni bui del Medio Evo, il vino è quasi esclusivamente un mezzo utilizzato per ubriacarsi. Saranno, invece, i monaci Benedettini intorno al 1400 a continuare nell’attività di indagine scientifica con numerosi studi sulle caratteristiche dei terreni. Negli anni a cavallo tra il Seicento e il Settecento è in Francia che si verifica un vero e proprio boom nella produzione.

Il mondo intero guarda al Paese transalpino per imparare come si coltiva, produce e come si commercializza un vino di qualità. Un monaco, dom Perignon, inventa lo Champenoise, un metodo di fermentazione in bottiglia utilizzato per i vini bianchi, legandolo, per sempre, all’area geografica della Champagne. Secondo studi più recenti, sarebbe invece don Francesco Sacchi, un monaco vissuto nel Sedicesimo secolo, ad aver avuto per primo l’intuizione su questa tecnica di produzione. Come dire, un primato tutto italiano anche per quanto riguarda lo champagne.

Nel Novecento, sempre su impulso francese, fanno la loro comparsa le prime normative nel settore che vanno a disciplinare aspetti fondamentali per la produzione, come le origini dei vitigni o i territori in cui si coltivano. Probabilmente, dunque, la nascita del vino è legata puramente al caso ma, con il passare del tempo, si è arrivati ad avere, oggi, tutta una serie di conoscenze che permettono delle produzioni di qualità sempre maggiore.

Enologia

Sotto questo termine può farsi rientrare tutto quanto attiene allo studio del vino: dalla viticoltura alla vinificazione, dall’affinamento alla conservazione, fino ad arrivare alla sua degustazione. Non a caso, infatti, il termine deriva dal greco, ed è composto dalle parole “oinos”, vino, e “logos”, studio.

Vinificazione: la produzione del vino

Come si trasforma l’uva in vino? A questa non semplice domanda corrisponde tutta una serie di operazioni che vanno sotto il nome di vinificazione. Molto grossolanamente, si parte con la raccolta del frutto nei vigneti. Da qui si passa alla fase di spremitura dei grappoli che, tecnicamente, si definisce pigiatura in ricordo delle prime tecniche utilizzate quando i grappoli venivano letteralmente pigiati utilizzando i piedi. Da questa lavorazione si ricava un primo abbozzo di vino, un succo d’uva che prende il nome di mosto.

La macerazione consiste, invece, nel far rimanere la polpa a contatto con le vinacce per un periodo di tempo variabile. Successivamente avviene la trasformazione del mosto originario in vino vero e proprio. In questa fase, detta di fermentazione alcolica, gli zuccheri si trasformano in alcool e anidride carbonica, grazie a una reazione chimica innescata dai lieviti presenti sulle bucce. Molto delicata è la fase di svinatura in cui, in pratica, il vino formato va separato dalle impurità, come appunto le vinacce.

Conservazione del vino

Nell’immaginario collettivo, comune a ciascuno di noi, non esiste un altro luogo deputato alla conservazione del vino che possa essere diverso dalla tradizionale cantina. Sotto questa generica definizione, però, possono comprendersi tanto gli spazi utilizzati dall’azienda che produce il vino, quanto una stanza privata della propria abitazione in cui riporre la nostra collezione di bottiglie. Ma esiste una cantina, per così dire, ideale? Di sicuro esistono delle caratteristiche che ogni buona cantina dovrebbe rispettare. In azienda, ad esempio, non guasterebbe avere dei locali diversi e separati tra loro per ognuna delle fasi della lavorazione.

Ciò soprattutto a tutela e a salvaguardia delle norme igieniche, ma anche delle caratteristiche del vino che si va a produrre. Più in generale, sia per quanto concerne le aziende e sia per ciò che attiene alla nostra privata cantina, non si può prescindere dal prestare attenzione ad alcuni fattori specifici come la temperatura del locale e il suo grado di umidità. Da non sottovalutare, inoltre, la luminosità e un’adeguata ventilazione. Tutti piccoli accorgimenti da mettere in piedi per non rischiare di arrecare danni alle bottiglie nelle delicate fasi di affinamento o, più semplicemente, durante la loro giacenza.

Degustazione del vino

Trovarsi di fronte a un buon bicchiere di vino è sempre un momento emozionante. A seconda del nostro grado di conoscenza si potrà passare dal godere di una bevanda piacevole al gusto, fino ad arrivare a comprendere tutte le caratteristiche che fanno di quel bicchiere una vera e propria esperienza dal punto di vista sensoriale. Certo, definire in maniera più o meno oggettiva i caratteri del vino, non è certo una cosa semplice.

Affinché sia possibile determinare in maniera neutra delle caratteristiche, occorrono regole che siano valide in maniera generale per tutti quanti vogliano cimentarsi con l’arte della degustazione. Le metodologie sono diverse, proprio come varie sono le organizzazioni che fanno del vino il loro scopo. Comuni a tutte, però, sono le tre fasi di cui si compone una corretta analisi sensoriale: una visiva, una olfattiva e una più intimamente legata al gusto. Solo dopo aver portato a termine questi tre diversi momenti, si potrà arrivare a dare una propria impressione sulle sensazioni generali che scaturiscono dalla combinazione dei parametri qualitativi che vanno presi in considerazione.

Vino e salute

I componenti del vino sono numerosissimi. Solo alcuni, però, tra quelli minori, possono essere considerati i veri responsabili dell’azione positiva che il vino può svolgere sul nostro organismo. Il potassio, a titolo esemplificativo, è un ottimo stimolante per tonificare i nostri muscoli. Ha degli effetti benefici anche sulla circolazione, poiché fa in modo che il colesterolo dannoso al nostro organismo venga eliminato favorendo, allo stesso tempo, la formazione di quello comunemente definito buono.

Consumato in quantità moderate può, ad esempio, favorire i processi di digestione a livello dello stomaco. Allo stesso tempo, il vino è un efficace mezzo di contrasto alla formazione dei calcoli biliari e stimola, inoltre, la diuresi. Anche l’alcool etilico non è solo dannoso. Grazie alla sua presenza, infatti, il sangue viene fluidificato. Aiuta, inoltre, a prevenire la comparsa di diverse malattie dell’apparato cardiocircolatorio, mentre stimola l’aumento delle difese immunitarie e il degrado delle cellule.

Questa azione positiva deriva soprattutto dagli antiossidanti del vino, delle sostanze che contrastano gli effetti dei radicali liberi e che si trovano con maggiori concentrazioni all’interno dei vini rossi. In ultimo, ma l’aspetto va preso con le dovute cautele del caso, piccole dosi di alcool etilico possono svolgere funzioni di antidepressivo. Tutti dovrebbero ricordare che il vino non è una bevanda miracolosa. Particolare attenzione va prestata, infatti, alle quantità che se ne ingeriscono. Generalmente si consiglia di non superare i 3 o 4 bicchieri nell’arco di una giornata per gli uomini, e i 2 o 3 calici per le persone di sesso femminile.

Non serve certo il consiglio di un esperto per capire che bere troppo fa male. Dosi eccessive di alcool non possono che avere degli effetti disastrosi sul nostro organismo. Ingerire grandi quantità di bevande alcoliche, magari anche per periodi prolungati nel tempo, possono compromettere la funzionalità del fegato che da solo, lo ricordiamo, trasforma oltre l’80 per cento dell’alcool da noi ingerito. Tra le malattie a cui si rischia di andare incontro ci sono la fibrosi, e la ben più temibile cirrosi epatica.

Proprio in ragione delle grandi quantità di alcol contenute nel vino, seconde solo all’acqua, questa bevanda è, di fatto, considerata come una qualsiasi altra sostanza stupefacente. Noti sono, infatti, i suoi effetti psicoattivi e la dipendenza che può derivare da un suo uso prolungato. Come per le altre bevande che contengono alcool è molto elevato il rischio di arrivare a una forma degenerativa di dipendenza che va sotto il nome di alcolismo. Da non sottovalutare, infine, il fatto che l’alcool etilico è una sostanza che può avere effetti cancerogeni su diversi organi, oltre a essere estremamente dannoso per gli embrioni. Proprio per questa ragione, è vivamente consigliata, alle donne che si trovano in stato di gravidanza, l’astensione dalle bevande alcoliche.

Classificazione generale del vino

Due sono i fattori che, in maniera più specifica, concorrono a individuare quelle che sono le caratteristiche tipiche di un vino: il vitigno utilizzato per produrlo e il “terroir”. Quest’ultimo è un vocabolo mutuato dalla lingua francese che racchiude al suo interno tutte le specificità geologiche, di natura fisica e climatica di una particolare zona di produzione. A ciò si aggiunge il fatto che ogni singolo vitigno, proprio perché diverso dagli altri, ha in se una serie di caratteristiche di aroma che influenzano, significativamente, il vino che si andrà a produrre.

Utilizzando come metro di classificazione le diverse varietà di vitigno, si possono individuare alcune denominazioni di vino che sono ormai conosciute in tutto il mondo.

Vino rosso

  • Cabernet Sauvignon
  • Merlot
  • Pinot noir
  • Cabernet Franc
  • Zinfandel
  • Syrah

Vino bianco

  • Sauvignon blanc
  • Muscat
  • Chardonnay
  • Riesling

Vitigni rossi più celebri in Italia

  • Nero d’Avola
  • Barbera
  • Nebbiolo
  • Primitivo
  • Sangiovese
  • Montepulciano

Vitigni bianchi più celebri in Italia

  • Trebbiano
  • Vernaccia
  • Fermentino
  • Moscato

Passando a una catalogazione che tenga conto delle zone di produzione, nel mondo ne esistono di molto celebri:

  • provincia di Bordeaux, Champagne, Borgogna, Alsazia in territorio francese
  • Rioja in Spagna
  • Napa Valley in California

Le zone di produzione più famose in Italia sono:

  • Barolo
  • Montalcino
  • Chianti
  • Valpolicella
  • Collio

Classificare il vino in base alla qualità:

  • vino da tavola
    Sono generalmente prodotti utilizzando delle uve appositamente autorizzate, ma non sono obbligati a rispettare nessun disciplinare che ne regolamenti la produzione. Più semplicemente possono essere identificati come i classici vini da tavola, ideali per accompagnare un pasto normale senza troppe pretese. Si caratterizzano, infatti, per una modesta qualità, certificata dalla semplice dicitura “vino da tavola” che viene impressa sull’etichetta insieme ai dati che identificano il produttore o l’imbottigliatore. Guai, però, a dare per scontata l’equazione vino da tavola uguale bassa qualità. Sempre più di frequente non è raro imbattersi in vini da tavola dal gusto piacevole e dalle strutturate caratteristiche organolettiche.
  • vino IGT (Indicazione geografica tipica)
    Con questa sigla si va a individuare il nome geografico di una particolare zona di produzione. Questo stesso nome viene, dunque, utilizzato per indicare il vino che si immette sul mercato. Dal punto di vista qualitativo, ci troviamo di fronte a dei vini che hanno delle caratteristiche migliori rispetto ai concorrenti vini da tavola ma che, essenzialmente, godono più della celebrità di un territorio, piuttosto che dell’effettiva qualità di ciò che si versa nel bicchiere. In Francia e in valle d’Aosta questa categoria di vini viene solitamente indicata dalla menzione posta sull’etichetta “vin de pays”; sempre in territorio italiano, ma nella provincia di Bolzano, la dicitura è “landwein”.
  • vino Doc (Denominazione di origine controllata)
    Sono oltre 260 le Doc attualmente riconosciute. La dicitura fa, anche in questo caso, riferimento al nome geografico di un territorio che, storicamente o culturalmente, ha una lunga tradizione nella produzione di prodotti legati al mondo dell’enologia. Generalmente si tratta di una denominazione utilizzata per vini che assicurano una qualità superiore alla media e che sono di grande prestigio. Questi vini sono legati in maniera specifica all’ambiente in cui maturano e alla bravura e alla particolare maestria delle persone che vi lavorano. Per poter utilizzare il marchio Doc, un vino deve sottostare a una serie di regole fissate in un disciplinare di produzione. Questo particolare atto, viene recepito attraverso l’emanazione di un apposito Decreto ministeriale. Numerosi i vincoli anche nel momento che precede la loro immissione sul mercato. Per essere messi in commercio, infatti, i vini Doc devono superare una particolare analisi delle caratteristiche chimiche e fisiche e delle principali specificità organolettiche. Inutile sottolineare che, nel caso l’esame non venga superato, il vino non potrà essere venduto utilizzando la dicitura Doc.
  • vino Docg (Denominazione di origine controllata e garantita)
    Come per i vini Doc, anche quelli che rientrano nella categoria della denominazione di origine controllata e garantita, vengono realizzati solo in particolari aree territoriali seguendo scrupolosamente il disciplinare di produzione. Anche in questo caso il provvedimento viene approvato mediante l’emanazione di un Decreto ministeriale. Per entrare nel dettaglio, i vini che possono fregiarsi della dicitura Docg devono aver già avuto il riconoscimento Doc per un periodo non inferiore ai 5 anni. Va da se, quindi, che si è in presenza di vini ritenuti particolarmente meritevoli, sia per le loro intrinseche qualità, sia rispetto alla comparazione con prodotti di categoria simile. Prima della vendita devono essere compiute delle analisi tanto al momento della produzione, quanto in quello della messa in bottiglia. Ma non è finita qui. Da superare c’è ancora la cosiddetta prova dell’assaggio, che consiste in un’analisi supplementare condotta da una commissione specifica. In caso di mancato superamento delle prove di esame, il vino non potrà essere commercializzato con questa ambita dicitura. Esistono delle denominazioni del tutto particolari che individuano, ancora più nel dettaglio, le caratteristiche di alcuni di questi vini. Si parlerà, ad esempio, di un “classico” quando il vino sarà prodotto in una zona ancora più antica all’interno della stessa area individuata dalla Doc o dalla Docg. I “riserva”, invece, sono dei vini che vengono fatti invecchiare per un periodo di tempo sensibilmente più lungo a quello prescritto dal disciplinare. I “superiore”, infine, si segnalano per una gradazione di alcool maggiore rispetto alla normalità. Secondo un censimento sui vini italiani datato marzo del 2007, ad avvalersi della denominazione Docg sono 33 etichette.

Tipi di vino esistenti

I vini si diversificano tra loro sia per il metodo di vinificazione utilizzato, e sia per una serie di proprietà organolettiche come il profumo, il colore, il gusto o il retrogusto. Anche l’acidità, la gradazione alcolica o la sapidità sono fattori che concorrono a definire il posizionamento di un vino. Se poi si tiene conto del momento dell’apertura della bottiglia, e quindi della capacità di sprigionare anidride carbonica, i vini potranno distinguersi ulteriormente in spumanti, frizzanti, e tranquilli. Dolce, semisecco e secco, infine, considerando la quantità di zuccheri non fermentati all’interno delle bottiglie.

vino bianco

Le varie tonalità del giallo sono il suo biglietto da visita. Dall’ambra al verdolino, dal dorato al giallo paglierino. Ogni bottiglia di “vino bianco” stappata è capace di regalare in un attimo un intenso profumo che ricorda i fiori o la frutta matura. D’obbligo l’attenzione alla temperatura di servizio che deve oscillare, quasi rigorosamente, tra gli 8 e i 12 gradi centigradi. Se la temperatura tende a salire, infatti, non di rado ci si potrebbe trovare a dover fare i conti con uno spiacevole gusto amarognolo. In genere, invece, al palato si presenta come un vino fresco e gradevolmente acido che si presta ottimamente ad accompagnare i piatti a base di pesce. Spazio allora ai crostacei, ai molluschi ma anche alle carni bianche e alle verdure. E’ il compagno ideale dei piatti che hanno brevi tempi di cottura e che sono conditi con sughi mai troppo elaborati.

vino rosato

La sua colorazione oscilla tra un tenue rosa e il chiaretto. Esprime al meglio tutte le sue caratteristiche a una temperatura di servizio tra i 10 e i 14 gradi centigradi. Leggermente acido sul palato, è un vino molto aromatico dal sapore fruttato e con una media corposità. Si apprezzano gli accostamenti con i ricchi piatti di pesce, ma anche con la più tradizionale pasta asciutta o con degli insaccati dal gusto leggero.

vino rosso

Rubino e porpora, passando per l’arancio e il granata per quello che viene considerato il re nella categoria dei vini. Praticamente sterminata la profumazione. Dei vini si avvicinano di più alla frutta, altri alle erbe o alle spezie, senza dimenticare i fiori o i legni più pregiati. Tutte le sue caratteristiche vengono esaltate se lo si mette in tavola a una temperatura compresa tra i 14 e i 20 gradi centigradi. Il suo matrimonio ideale è con tutti i piatti a base di carne, rosse e bianche. Particolarmente apprezzato con la cacciagione, i salumi, i formaggi stagionati o sughi di condimento che siano molto strutturati.

vino novello

In virtù di una fermentazione non del tutto completata, il vino novello si presenta agli occhi con un colore forte, deciso e intenso. Sempre per la stessa ragione, gli aromi che si avvertono dopo pochi secondi dalla degustazione, sono molto persistenti. La sua caratteristica principale, è il divieto di commercializzazione prima del 6 di novembre di ogni anno. Scarsamente stabile, va consumato di norma entro un periodo massimo che non può superare i sei mesi dal momento della produzione.

vino “barricato”

Prende il suo nome da un particolare processo di invecchiamento che avviene in botti di rovere. Queste botti, ottenute dal legno di quercia, ma anche di faggio o di ciliegio, favoriscono un processo di ossidoriduzione lenta del vino. Tra le botti più apprezzate, vanno menzionate le barrique prodotte in Francia. Si tratta di botti con una capacità di 225 litri che vedono la luce utilizzando solo, e in via esclusiva, il legno di rovere ricavato dagli alberi della foresta di Allier. Al termine dell’invecchiamento, il vino presenta un odore che ricorda, leggermente, i processi di tostatura. Questo aroma intenso e persistente giova al gusto in generale, che sarà più maturo e meglio equilibrato rispetto a un altro vino. Per accorciare i tempi, molti produttori utilizzano lo stratagemma di aggiungere dei trucioli di legno all’interno delle botti per donare al vino, nel più breve tempo possibile, quegli odori e quel sapore che lo rendono così particolare.

vino peoduzioni speciali

Per gli appartenenti a questa categoria di vino non basta la vinificazione tout court per essere venduti. Al contrario, su di loro vengono effettuati degli ulteriori trattamenti prima dell’immissione sul mercato. Tra i più noti possiamo ricordare gli spumanti che necessitano di un aggiunta di zuccheri. Questo supplemento, infatti, è necessario per dare il via al processo di rifermentazione. A seconda se quest’ultimo avverrà in bottiglia o in autoclave, si parlerà di metodo tradizionale o Champenois nel primo caso, e di metodo Martinetti o Charmant nel secondo. Una menzione a parte meritano i vini passiti. Sono prodotti grazie all’utilizzo di uve appositamente essiccate e appassite che subiscono, successivamente, un normale processo di vinificazione. Il processo che porta le uve ad appassire può avvenire tanto sulla pianta di vite, quanto utilizzando delle tettoie che, per permettere il circolo dell’aria, vengono lasciate aperte sui lati.

Link a siti web utili per approfondire il vino

Vino in rete
Sito gestito dall’omonima associazione romana che si candida a essere il portale ideale per ogni sommelier. Dalle news di settore, sempre aggiornatissime, si passa a tutta una serie di consigli pratici per chi voglia intraprendere la difficile, ma esaltante, carriera di sommelier. Utilissimo il glossario che racchiude tutti i principali termini utilizzati, a cui si affianca un database, sempre aggiornato, su tutti i principali provvedimenti legislativi adottati in materia.

Vino Store
Un’utile carrellata sul vino e su tutti i suoi segreti. Ampia la sezione dedicata al vino come “passione” che va dai principali vitigni coltivati nel nostro Paese fino a degli utili consigli per trasformarsi in piccoli produttori autonomi. A completare le informazioni presenti sul sito, anche una mappa interattiva delle doc e docg presenti in Italia suddivise per regione.

LaViniUm
Il sito della rivista di vino e cultura nata nel 2000 a opera di sommelier e giornalisti del settore. Un punto di riferimento per gli amanti dell’enogastronomia e del vino italiano in maniera particolare. All’interno numerosi editoriali e approfondimenti tematici, recensioni di libri e riviste dedicate al mondo dell’enologia, incontri con i produttori e tante preziose schede sui migliori vini d’Italia.

Wine Report
Una home page che spazia dai produttori alle principali etichette commercializzate nel nostro Paese. Molto divertente lo spazio dedicato al wine test, una serie di domande per misurarsi con il proprio grado di conoscenza su tutto ciò che riguarda il vino e i suoi dintorni. Da segnalare lo spazio a centro pagina in cui settimanalmente si presenta il miglior vino a giudizio della redazione.

Tigullio Vino
Rivista on line nata nel 2000 dedicata al settore enogastronomico. La redazione affianca sommelier, giornalisti e degustatori di professione. Offrire un’ampia panoramica sulla cultura del vino e dare visibilità agli operatori del comparto: queste i due scopi principali di un portale che spazia dalle cene e gli eventi che prevedono delle degustazioni, alle curiosità più interessanti per i produttori ma anche per i semplici appassionati.

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