Il Prosecco, una varietà vinicola di larghe vedute

Il Prosecco è, sicuramente, un vino conosciuto a livello mondiale oltre ad essere una varietà enologica abbastanza complicata. Le sue origini risalgono già all’epoca romana dove, da alcuni testi storici, è emerso che era conosciuto con il nome di “pucino”. Scopriamolo più da vicino attraverso questa guida, tracciandone le caratteristiche essenziali, la storia, i vitigni di provenienza e i vari abbinamenti con pietanze ad-hoc.

La nascita del Prosecco

Molti estimatori e appassionati di questa varietà di vino hanno appurato che le origini del Prosecco sono legate alle colline del Carso Triestino, zona in cui le barbatelle di “glera” si accingono a prendere la direzione verso Treviso per poi espandersi verso i Colli Euganei, nel padovano, dove il Prosecco muta il proprio nome in Serprino.

In sostanza, il moderno Prosecco proviene dall’uva Glera, originaria del Carso, da cui si ottengono anche altre tipologie di vitigni molto simili a questo vino, come il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene. Addentrandoci nelle zone veneziane, questa varietà di uva ha dato i natali a differenti biotipi che oggi sono raccolti nella famiglia delle uve prosecche, ossia il Prosecco Balbi, il Prosecco Tondo e il Pecol Rosso. Mentre, invece, il Prosecco Lungo, nonostante il nome non fa parte della genealogia dell’originale Glera.

Negli ultimi anni sono state intraprese azioni disciplinari per tutelare e dare maggiore garanzia al nome di questo vino per combattere la lotta alle imitazioni che, purtroppo, sono all’ordine del giorno a danno della reputazione vinicola italiana. In special modo, il vino Prosecco è ancorato a una sorta di denominazione geografica, dato che nel Carso, zona nativa delle barbatelle, c’è una piccola cittadina denominata “Prosecco”. Già a partire dal 1700 per i maestri vignaioli veneziani era semplice individuare la barbatella in base alla provenienza e fu così che i vitigni piantati nella zona di Prosecco furono battezzati per sempre con questo nome, inclusi i vitigni di Glera.

Proprio come il Barolo che nasce dal nebbiolo, il Prosecco ha origine dal vitigno Glera, mentre per il vino Serprino il discorso è un po’ più articolato nonostante nasca dalle uve Glera.
Allo stato attuale, il Prosecco rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello nel panorama vitivinicolo italiano a differenza degli anni passati in cui non godeva di buona reputazione e avendo anche una coltivazione poco produttiva. Oggigiorno, questo vitigno, dopo quasi sessanta anni, è l’uva più coltivata nella regione di Valdobbiadene, Conegliano e altre tredici città in provincia di Treviso, con una raccolta di oltre 5000 ettari di vigneto e una sapiente manodopera e produzione di oltre 3000 viticoltori.

Il Prosecco nell’era moderna

Grazie al titolo di Denominazione di Origine Controllata Garantita (DOCG) contraddistinta dalla dicitura Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, il Prosecco ha acquisito un’importanza e un’immagine migliore e una qualità controllata. Dal punto di vista organolettico la situazione è abbastanza particolare: aroma fruttato e note fresche e di spiccata sapidità si percepiscono chiaramente al primo assaggio.

Il vino è composto con miscele provenienti da uve Glera e piccole quantità di verdisio, perera e bianchetta. In base all’annata e alla qualità si scelgono queste diverse varietà di uve: la prima, verdisio, è impiegata maggiormente in vendemmie calde ed è in grado di conferire acidità e sapidità; la perera, invece, si utilizza per la sua spiccata aromaticità, mentre la bianchetta è adoperata per alleviare il nervosismo del prosecco durante le annate gelide. E’ possibile anche utilizzare altre tipologie di uve come Chardonnay e Pinot Bianco purché siano di provenienza trevigiana.

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