Eloro Rosato DOC

Oltre ad essere un posto esclusivo del litorale del Golfo di Noto e un rinomato sito archeologico con innumerevoli testimonianze greche, Eloro è anche il nome dato all’omonima area geografica di denominazione di origine controllata. Quest’area è costituita dalle zone di Noto, Pachino, Portopalo di Capo Passero e Rosolini in provincia di Siracusa e Ispica in provincia di Ragusa. Nella seguente guida, avremo modo di capire meglio le origini, i metodi di lavorazione e gli abbinamenti ideali per gustare al meglio questo antico vino rosato.

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La storia

L’Eloro rosato DOC ha origine molto antiche grazie alla viticoltura diffusa dai coloni greci che, in provincia di Siracusa, coltivavano pregiati vitigni producendo un vino di qualità conosciuto come “Pollio”. Tornando ai nostri giorni, invece, questo vino rosè di qualità eccelsa viene prodotto in diverse varianti: Rosso, Rosato, Frappato, Nero d’Avola, Pachino e Pignatello. L’Eloro rosato DOC proviene maggiormente da uve Nero d’Avola, Pignatello e Frappato in una percentuale non inferiore al 90% con una piccola aggiunta di uve provenienti solo da vitigni autorizzati dalle due province di produzione (Siracusa e Ragusa). A differenza di quello rosso, nella vinificazione del rosato, il mosto subisce un lento processo di macerazione entrando in contatto con le bucce dell’uva per un breve periodo di tempo, utile per l’assorbimento delle sostanze coloranti che conferiranno poi il classico colore “rosato”.

Il procedimento è abbastanza lineare e avviene attraverso il metodo classico: l’uva raccolta nelle piccole cassette viene fatta macerare in pressa per circa 6 ore ad una temperatura di 10 gradi in modo tale da estrapolare solo il mosto più nutriente e delicato, ricco di acidi e fragranze primarie. Dopo una notte di decantazione, il mosto limpido viene fermentato ad una temperatura di circa 18 gradi con i lieviti indigeni per poi conservare il prodotto finale su fecce finissime rimesse in sospensione. Ciò che viene fuori è un rosato tra i migliori della Sicilia e tra i più interessanti dell’Italia, con una produzione di circa sei mila bottiglie prodotte annualmente.

Caratteristiche organolettiche e abbinamenti gastronomici

Questo rosato ha una particolare tonalità di rosso brillante con multi riflessi granata. Il sapore è corposo con accenti di ribes e pompelmo rosa e una profumazione aromatica ricca di sfumature che rievocano la tradizionale flora della macchia mediterranea. Al primo sorso si distinguono chiaramente le note fruttate e agrumate che si intensificano sul finale, lasciando in bocca un bel retrogusto succoso e mandorlato. Al naso risulta espansivo e fragrante, sfoggiando una serie di accenti aromatici tipici delle coste del Sud Italia con un giusto pizzico di sapidità che non guasta mai. Si tratta di un vino fatto per essere bevuto ottimamente a tavola, se mai accompagnato da prelibati piatti gastronomici che vanno dalla pizza al pesce, fino ai primi piatti con verdure con contorno di pesce azzurro tipico della cucina mediterranea.

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