Barolo

Il Barolo è uno fra i più famosi vini rossi italiani, apprezzato e conosciuto in tutto il mondo. Originario del cuneese e prodotto secondo un metodo che unisce tradizione e sapienze antiche, non a caso il Barolo è considerato il “re dei vini”. Scopriamo dunque le caratteristiche principali di questo vino corposo e intensamente aromatico, del quale l’invecchiamento rappresenta la chiave del successo.

Un po di storia

I primi produttori del pregiato vino furono i nobili Falletti di Barolo e, in particolare, la contessa Giulia Colbert Falletti. Secondo quanto tramandato dalla storia, il vino stupì persino Carlo Alberto nel XXXX, invogliando il monarca all’acquisto di una propria tenuta di campagna a Verduno.

Fu infine Camillo Benso conte di Cavour che, grazie ad un tipo di vinificazione innovativo per l’epoca, verso la fine dell’Ottocento fece conoscere ed apprezzare non solo all’Italia, ma al mondo intero, il Barolo che oggi noi conosciamo. Questa innovazione avvenne nel comune di Grinzane che, tuttoggi, porta il nome del grande statista.

Zona di produzione del Barolo

Prodotto in Piemonte, e precisamente nella provincia di Cuneo, il Barolo è un vino di eccezionale qualità che si fregia della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) dal 1980. Già dal 1966, tuttavia, al Barolo era riconosciuta la DOC (Denominazione di Origine Controllata); oggigiorno, ogni bottiglia in commercio presenta un sigillo identificativo sul collo della bottiglia, di colore violetto recante l’inconfondibile contrassegno di Stato.

Barolo

Questo vino in particolare viene prodotto a sudovest di Alba nei territori integrali dei comuni di Barolo, Serralunga d’Alba e Castiglione Falletto, e parzialmente anche nei territori dei comuni di Monforte d’Alba, Diano D’Alba, La Morra, Roddi, Novello, Verduno, Cherasco e Grinzane Cavour.

Attualmente la coltivazione delle uve destinate alla vinificazione del Barolo avviene su una superficie di circa 1800 ettari; il comune di La Morra è in assoluto quello con la maggiore estensione territoriale di vigneti (450 ettari), dai quali si origina oltre il 25% della produzione totale, stimata in circa 11 milioni di bottiglie all’anno.

Vitigni utilizzati per il Barolo e invecchiamento

Il vitigno di partenza è esclusivamente il Nebbiolo, uno dei vitigni più pregiati nel mondo che è originario proprio della terra piemontese. Il nome di questo vitigno può essere in particolare ascritto a due caratteristiche peculiari: la prima è che le uve maturano tardivamente (in genere, verso la metà del mese di ottobre), in corrispondenza della prima comparsa delle nebbie autunnali; secondariamente, le bucce sono ricoperte da uno spesso strato di pruina, sostanza naturale che letteralmente va ad “annebbiare” il colore blu-viola intenso dei grappoli. Del Nebbiolo si conoscono ed utilizzano ben tre diverse varietà (o cloni) conosciute coi nomi di Lampia, Michet e Rosé. Mentre il Rosé e il Michet sono poco utilizzati, è con il clone Lampia che viene effettuata la quasi totalità della produzione.

La resa massima delle uve è di 80 quintali per ettaro; al primo travaso, la resa in vino di queste non deve eccedere il 70%, mentre il limite al termine del periodo di invecchiamento obbligatorio (almeno tre anni) non deve essere superiore al 65%.

Il Barolo è un vino che richiede un ben definito tempo di invecchiamento: secondo il disciplinare di produzione, devono passare almeno tre anni dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia per la sua commercializzazione; quindi, ad esempio, un Barolo messo in commercio nel 2010 proviene dalla vendemmia del 2006. L’invecchiamento, in particolare, deve avvenire all’interno di botti di rovere per almeno due dei tre anni. Sempre con il vincolo dei due anni di invecchiamento in botti di rovere, superati i cinque anni il Barolo può essere commercializzato con la denominazione “Riserva”. Per avere informazioni sulle migliori annate, si può consultare il sito www.baroloworld.it

Al fine i migliorare le caratteristiche organolettiche del prodotto, è consentita dal punto di vista del disciplinare di produzione la miscelazione di vini provenienti da diverse annate, per un massimo del 15%; in etichetta deve comunque figurare il millesimo (quantità) relativa al vino aggiunto. Negli ultimi cinquant’anni, nel caso del Barolo, le annate considerate grandi millesimi sono solo nove e, precisamente, quelle del 1958, 1961, 1964, 1971, 1982, 1985, 1989, 1990, 1997.

Esiste anche un particolare tipo di Barolo aromatizzato, detto Barolo Chinato: viene addizionato di zucchero, alcool ed erbe aromatiche come ad esempio il rabarbaro, la radice di genziana e la China calissaia, i cui aromi vengono estratti tramite una macerazione a temperatura ambiente.

Dalle vinacce del Nebbiolo si ottiene inoltre la grappa di Barolo, che ha un sapore morbido ed intenso. Solo dopo diversi anni di invecchiamento nelle botti di rovere (almeno tre) la grappa acquista il suo caratteristico colore paglierino, leggermente ambrato; la gradazione alcolica finale di questo distillato si aggira intorno ai 45 gradi alcolici.

Caratteristiche organolettiche e chimiche del Barolo

Il Barolo è un vino dal pronunciato colore rosso granato, a tratti rubino e che presenta riflessi aranciati col progredire dell’invecchiamento; il suo profumo è intenso, complesso e particolarmente persistente. A seconda del periodo di invecchiamento questo vino presenta differenti note all’olfatto: mentre nei vini più giovani predominano i sentori floreali e fruttati, di rosa, viola, prugna e ciliegia, in un vino più maturo si riscontrano note terziarie come cuoio, goudron (catrame) e spezie come cannella, pepe o vaniglia.

Al palato, il Barolo è un vino corposo e dalla persistenza rilevante: il gusto è un equilibrio ben bilanciato fra le componenti acide e tanniche, e quelle più morbide dovute alla presenza di alcool e polialcoli. Il sapore è robusto, asciutto e pieno e, mentre nei vini giovani dominano le componenti tanniche, queste tendono ad affievolirsi nei vini maturi che sono più armoniosi e presentano aromi come mora, vaniglia, liquirizia, tabacco e caffè. Non a torto affermava il grande scrittore Cesare Pavese: “tre nasi sono quel che ci vuole per il Barolo”!

Non trascurabili, almeno a detta degli esperti, sono le differenze organolettiche dovute alla diversa località di origine: anche se prodotti nella medesima area geografica infatti, i vini provenienti da diversi comuni hanno caratteristiche ben distinte. Pertanto, non è difficile comprendere perché i comuni di produzione si affrontino, nel senso benevolo del termine, in una vera e propria “gara” per il Barolo più buono. Naturalmente, a vincere… è sempre il vino del proprio paese!

Dal punto di vista formale, prima di essere commercializzato il vino deve superare una prova di degustazione, che viene condotta da una commissione di esperti nominati dal Ministero dell’Agricoltura; solo al superamento di questa valutazione il vino può fregiarsi del titolo DOCG.

Il Barolo è un vino abbastanza forte, che ha una gradazione alcolica minima complessiva di 13 gradi alcolici; l’acidità totale minima è pari al 5 per mille, mentre il valore minimo di estratto secco netto è di 23 grammi per litro.

Modalità di servizio del Barolo, abbinamenti e ricette

Il Barolo va servito a una temperatura di 18-20°C, in bicchieri particolari detti “Piemonte”. In genere, comunque, è considerato adatto un bicchiere capiente e panciuto con uno stelo lungo.

Il Barolo è un vino che si presta in modo eccezionale all’accompagnamento di piatti saporiti a base di carni rosse, come brasati e arrosti, ma anche di selvaggina e cacciagione di pelo o di piuma. Questo vino è eccezionale con i formaggi dal sapore intenso, ed in particolare con quelli stagionati ed a pasta dura, ma non piccanti, come ad esempio il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, il Castelmagno ed il Bra stagionato; infine, questo vino ben si presta anche ad essere servito con cibi aromatizzati al tartufo e, a fine pasto, può accompagnare la pasticceria secca. Un classico abbinamento è ad esempio quello fra Barolo e paste di meliga (conosciute in dialetto come paste ‘d melia), dei frollini tipici del Piemonte.

Data la sua corposità ed intensità, il Barolo può essere tranquillamente sorseggiato lontano dai pasti, come un vero e proprio vino da meditazione. Il Barolo Chinato, in particolare, può essere servito come accompagnamento a dolci (specialmente quelli ad elevato tenore di cacao), come aperitivo oppure riscaldato in versione “punch”.

Tra le ricette più famose a base di questo vino troviamo brasati, arrosti, stracotti e risotti al Barolo, ma anche l’anguilla viene cucinata utilizzando questo vino come ingrediente; un classico accostamento è invece dato da Barolo e Lepre in salmì.

Siti internet di riferimento sul Barolo

  • Sito ufficiale del vino Barolo
    Contiene notizie sulla storia del vino, sulle metodologie di produzione e sulle sue caratteristiche principali; è costantemente aggiornato su eventi e manifestazioni legate al vino ed al territorio.
  • Enoteca regionale del Barolo
    Un sito ricco di notizie sul vino Barolo, che contiene anche dettagliate informazioni su produttori e aziende vitivinicole di riferimento.
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